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martedì 16 marzo 2010

La fine dell'attuale ciclo economico, con Franco Rebuffo

Le attuali difficoltà dei mercati finanziari e, più in generale, dell'economia non sono stati determinati, seconfo l'analisi del Prof. Rebuffo, dai mercati finanziari, bensì da una cultura complessiva, affermatasi negli anni novanta come una vera e propria alternativa al modo tradizionale di fare impresa.


Dopo un periodo di crisi del profitto (o di remunerazione del capitale) dovuta ad un'eccessiva diversificazione dei prodotti, le imprese si avviarono alla rincorsa verso la dimensionalità efficiente di cui il business process engineering e la lean production rappresentarono i cardini. L'abuso che si fece però delle economia di scala e di scopo portò a due principali conseguenze:

in primo luogo alla specializzazione produttiva e all'esternalizzazione di tutte le attività non strettamente legate al core-business, cose che hanno senz'altro favorito l'efficienza delle aziende, a discapito però della flessibilità e della diversificazione alzando sensibilmente il rischio d'impresa; in secondo luogo, uno scriteriato ricorso alla diversificazione del portafoglio in risposta all'aumento del rischio d'impresa, ha rapidamente trasformato l'imprenditore in investitore. Tutto questo ha sensibilmente ridotto la capacità dell'impresa di adattarsi e di generare innovazione e, in questo contesto, il recente fenomeno della finanza 'strutturata' non ha fatto che accelerare la spirale verso l'immateriale, finendo per squilibrare ulteriormente il sistema.

Per uscire da questa fase, non sarà perciò sufficiente creare e far rispettare nuove regole di trasparenza. Certo gli intermediari (le banche) dovranno offrire nuove e più solide garanzie circa il proprio operato, ma anche gli imprenditori dovranno tornare a concentrarsi sulla generazione di innovazione e restituendo valore reale ai propri stakeholders.
MB